Omelia – S. Messa di saluto alla Diocesi di Pescia, V domenica di Pasqua, 3.05.26

V domenica di Pasqua
SALUTO ALLA DIOCESI DI PESCIA
OMELIA DEL VESCOVO FAUSTO TARDELLI
Cattedrale di Santa Maria Assunta, Pescia
3 maggio 2026

 

Scusate un po’ di emozione, in questo momento carico di pensieri e sentimenti. Sono davvero passati in un batter d’occhio questi quasi 3 anni nei quali il Santo Padre – allora Francesco – volle affidarmi anche la gloriosa diocesi di Pescia. Possiamo dire, alla luce delle scelte fatte oggi da Papa Leone XIV – che la mia è stata una presenza simile a quella di Giovanni Battista; quella cioè di un precursore che prepara la via a chi deve venire. In effetti mi sono sentito così durante questo tempo e sono contento che adesso abbiate – a Dio piacendo per parecchi anni – un pastore col quale – come lui stesso ha detto nella lettera che ha inviato alle due diocesi – potete camminare insieme sulle vie del Signore e della testimonianza del suo amore in questa nostro mondo.

Ma il mio servizio, in qualche modo di precursore, non ha significato per me un amore “di passaggio”, cioè meno amore o meno impegno nell’immergermi nella vita, nelle problematiche, nelle attese della chiesa pesciatina, come di questa città e di tutto intero il territorio.

Se una cosa, infatti voglio dirvi stamani per salutarvi è semplicemente questo: che vi ho voluto e vi voglio veramente bene. Mi siete diventati cari e ho cercato con tutto me stesso, non solo di farvi sentire il meno possibile il disagio di non avere un vescovo qui stabilmente residente, ma anche di trasmettervi la gioia del Vangelo, la bellezza dell’amore del Signore, l’importanza di sentirsi ed essere una comunità che deve cercare di essere come il Signore la vuole, lievito di speranza per un’umanità sofferente e spesso sbandata.

Nella promessa scout, quella che fanno gli scout per entrare nell’associazione che nei miei lunghi anni di vita ho potuto un po’ servire, si dice: “prometto, sul mio onore, di fare del mio meglio ecc. ecc. E’ quel fare del “mio meglio” che sottolineo quest’oggi, perchè, in tutta sincerità e pur consapevole dei miei limiti e delle mie insufficienze, è quello che ho cercato di fare in questi quasi 3 anni di presenza in mezzo a voi. In questa terra così vicina geograficamente e tradizionalmente alla mia terra di origine; in questa terra dove con diversi sacerdoti avevo una vecchia conoscenza e dove ho trovato un popolo vivo, anche se bisognoso di rinascita, un popolo orgoglioso del proprio passato anche se bisognoso di guardare con più fiducia al proprio futuro.

Spero che la mia presenza tra voi, seppur breve e rapida come un batter di ciglia, abbia seminato qualche buon seme, che affido al Signore e alla Vergine santa perché nel tempo possa germogliare e fruttificare. Intanto, sono felice che il mio stemma episcopale rimanga nella sala di ingresso dell’episcopio insieme a quello degli altri vescovi che si sono succeduti dal 1727 ad oggi, a testimonianza imperitura del mio passaggio in questa diocesi.

La festa solenne del SS. Crocifisso che si celebra nella V domenica del tempo pasquale, che fa un solo giorno con la Pasqua del Signore, ci ha richiamato e ci richiama al centro della nostra fede: a Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, morto per rimanere fedele al suo messaggio di amore, risorto per darci la speranza di una vita nell’amore autentico, già su questa terra e poi, per sempre, nel paradiso. Come abbiamo ascoltato nel vangelo di Giovanni, Gesù si autoproclama via, verità e vita. In questa autoaffermazione che Egli chiede a noi di accettare nella fede, c’è tutto il senso della nostra vita, la nostra chiamata, l’identità cristiana, il compito della testimonianza e della missione che ci è affidata.

Domandiamoci sempre, carissimi fratelli e sorelle, se davvero il Signore Gesù è la via, l’unica via che percorriamo; se Lui è davvero la nostra vita; se Lui è davvero la verità sulla quale si misurano tutte le nostre parole e le nostre azioni. Oggi, qui, davanti al mirabile crocifisso che si erge maestoso e dolente sopra l’altare, volgiamo i nostri occhi a Lui e diciamogli con tutto il cuore, con sincerità e convinzione: “Si, Signore, tu sei la via, la verità e la vita. Mia e del mondo intero. Senza di te, siamo perduti e senza speranza. Salvaci, Signore Gesù!”

Le letture della Scrittura ci fanno ancora due raccomandazioni, estremamente importanti per noi oggi, anche nell’occasione di questo saluto. Assumono quasi la caratteristica di un lascito per voi che faccio mio: che il servizio cioè deve essere la cifra di tutta la nostra vita e che il cammino cristiano si compie insieme, uniti insieme come pietre vive di un unico, santo, edificio.

L’episodio narrato dagli Atti degli Apostoli ci mostra infatti la nascita di quel servizio che nella Chiesa ha poi preso il nome di diaconato. C’è un bisogno concreto, nelle comunità c’è una situazione di disagio, qualcuno – in questo caso sono i discepoli di origine greca con le loro vedove – si sente trascurato. Ecco che allora si individuano persone da destinare al servizio, per risolvere quelle situazioni di disagio. In realtà però quella decisione non risponde soltanto ad un bisogno immediato. Manifesta invece quella che è una dimensione essenziale del discepolo di Cristo e della Chiesa: il servizio, ad imitazione di Colui che ha detto “non sono venuto per essere servito ma per servire e dare la vita in riscatto per molti. La “diaconia” dunque, il servizio, è caratteristica della Chiesa e del Cristiano e non può non essere la caratteristica di tutti noi.

La lettera di S. Pietro invece ci richiama alla nostra identità di popolo di Dio, di Corpo di Cristo di famiglia santa o, per usare proprio l’immagine dell’apostolo, di edificio santo. Noi siamo, carissimi amici, non scordiamocelo mai: “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”. E’ bene che ce lo ricordiamo, tentati come siamo oggigiorno di individualismo, di concentrazione sul proprio io. Non dimentichiamocelo mai; lodiamo il Signore per questo e cerchiamo di vivere di conseguenza, nella comunione, nell’unità, nella pluralità concorde delle diversità e delle particolarità. Il fondamento è Lui, il Signore, la pietra angolare. La fede cristiana genuina non è mai un misticismo individualistico, un particolarismo che coltiva il proprio orticello e vive la vita per conto proprio. La fede che professiamo è la fede della Chiesa e per essere molto concreti vuol dire che prima viene la chiesa locale, poi le parrocchie, le associazioni, i movimenti. Prima c’è un presbiterio diocesano unito al vescovo coi diaconi, poi ci sono i parroci, i vicari, gli incaricati.

Vorrei che non sfuggisse il grande valore oggi di questa testimonianza di unità e di comunione. In questo mondo, lacerato da confli, discordie e contese, dove è lesa la giustizia e si afferma la legge del più forte e del più ricco, la comunione tra i credenti in Cristo, la fraternità piena di amore che compone le diversità e anche i conflitti, accogliendo le particolarità sul fondamento della pietra angolare che è Cristo, sono un segno “forte” della presenza del Regno di Dio dentro la storia e della potenza della Risurrezione. A noi è chiesto dal Signore di essere esattamente questa luce e questo sale nel mondo di oggi.

Ringraziamenti

Stasera è anche l’occasione per me di dire grazie a tutte le componenti della chiesa pesciatina, come della città e del territorio. A partire dai sacerdoti e diaconi, con una speciale gratitudine al Signore per i diaconi e i due presbiteri che ho potuto ordinare in questo periodo. Voglio ringraziare tutta quanta la Curia nei suoi uffici amministrativi e pastorali come nei suoi dipendenti. Alla Caritas diocesana che ha intrapreso un cammino di stretta collaborazione con quella di Pistoia, va un mio particolare saluto. Voglio poi ringraziare le religiose così significativamente presenti in questa diocesi, insieme ai religiosi, ancora preziosa presenza nel territorio diocesano.

Intendo ringraziare però calorosamente in questo momento anche i laici di questa chiesa, tutti coloro che hanno animato la vita della diocesi e delle parrocchie, nei vari consigli, i partecipanti al cammino sinodale, i membri dell’Azione Cattolica come dell’Agesci e di tutte le altre associazioni formative e di volontariato presenti in diocesi. E non voglio qui dimenticare tutte quelle persone che, in silenzio, svolgono tanti umili ma preziosi servizi nelle comunità.

Lasciate poi che ringrazi sentitamente anche tutte le realtà istituzionali del territorio diocesano, a partire dal Sindaco Franchi e dalla sua amministrazione, che ringrazio per il non facile servizio a favore della popolazione e per la cordialità e disponibilità dimostratami in tante occasioni come – e mi piace qui ricordarlo – nell’accogliere le mie proposte in ordine alla festa di Santa Dorotea e al palio in suo onore. Ugualmente ringrazio tutti gli altri sindaci del territorio che ho trovato sempre sinceramente ben disposti nei confronti del vescovo e della chiesa pesciatina per il bene comune di queste terre. Così il mio grazie va anche a tutte le realtà civili e militari provinciali decentrate in questi luoghi, compresa la Fondazione cassa di risparmio di Pistoia e Pescia sempre attenta ai nostri territori.

Un grazie lo voglio dire anche ai rioni della città di Pescia che rappresentano un modo concreto per alimentare il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini e che contribuiscono a rendere vive queste contrade come fa anche la realtà del Presepe vivente. Insieme a loro rivolgo un grazie anche a tutte le molteplici realtà, associazioni culturali e di volontariato, realtà imprenditoriali varie e in particolare quelle legate al florovivaismo che operano nel territorio della Val di Nievole. Ricordarle tutte singolarmente non mi è possibile e mi scuso per questo.

Infine, un grazie tutto particolare lo rivolgo al Capitolo dei canonici della cattedrale, sicuramente la più antica e gloriosa istituzione diocesana e cittadina che custodisce la memoria di un cammino importante di fede e cultura e insieme al capitolo, voglio ringraziare in questo giorno dedicato al SS. Crocifisso, la Compagnia che porta questo nome, che con grande generosità e competenza ha seguito le feste venticinquennali, rinnovandosi e aprendosi con nuovo slancio al futuro.

Al mio ringraziamento unisco – statene certi – anche la mia preghiera che vi accompagnerà costantemente. Vi porterò sempre nel cuore, ricordando in particolare tutta la realtà dell’ospedale, i sofferenti nel corpo e nello spirito, gli anziani, i poveri in ogni senso. A voi chiedo, anche se il mio nome non sarà più ricordato nelle SS. Messe a partire dal 28 di giugno, ogni tanto una piccola preghiera.

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