
Festa di S. Atto
ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. AUGUSTO MASCAGNA
OMELIA DEL VESCOVO FAUSTO TARDELLI
Chiesa di San Francesco, Pistoia
21 giugno 2026
Nel giorno in cui la Chiesa pistoiese ricorda il suo grande vescovo S.Atto, che alla metà del XII° secolo portò a Pistoia la reliquia dell’apostolo Giacomo, ci apprestiamo a consacrare, come successore del santo vescovo e prima ancora degli apostoli, don Augusto, al quale il Santo Padre ha affidato anche la cura in contemporanea della diocesi di Pescia. E lo facciamo in questa chiesa francescana che ci ricorda l’ottavo centenario della morte di un altro grandissimo santo che è stato un vangelo vivente e, in questo momento, è nostro potente intercessore.
Un mirabile evento, quello che stiamo vivendo. Che evidenzia magnificamente il passaggio della Parola di salvezza, del Vangelo, da una generazione all’altra, in quella che viene chiamata “successione apostolica”. E’ la custodia della fede catto-lica trasmessa dagli apostoli che oggi si tocca con mano. E gioiamo per questo. Perché vediamo l’azione dello Spirito Santo promesso dal Signore Gesù alla sua chiesa, prendere corpo, manifestarsi, compiersi.
Oh, certo, siamo ben consapevoli di “portare questo tesoro in vasi di creta”, perché conosciamo bene le nostre debolezze e i nostri peccati, le nostre fragilità e incapacità. Ma come ci ha detto l’apostolo, ciò non ci impedisce di scorgere l’opera performante dello Spirito Santo, dove anche la nostra piccolezza serve, “affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi”.
Gioiamo dunque, fratelli e sorelle, e godiamo di quest’opera dello Spirito Santo attraverso la quale viene donato a noi un successore degli apostoli, mentre fanno corona vescovi, presbiteri e diaconi e l’intero popolo di Dio qui ben rappresentato da tanti fedeli di Pistoia, Pescia e Civita Castellana. Un incontro di chiese sorelle davvero bello: la chiesa di Civita che dona un suo figlio; quelle di Pistoia e Pescia che accolgono con gratitudine il dono. Ed è una gioia speciale ed un onore grande anche per me, terminare il mio mandato, ordinando il vescovo al quale consegno la santa eredità che è la chiesa di Pescia e di Pistoia.
Nella pagina evangelica, il Signore Gesù si definisce “quello che sta in mezzo a noi come colui che serve”. E nella raccomandazione fatta precisamente agli apostoli che – da stolti, discutevano su chi di loro fosse da considerare più grande – Egli invita a non fare come succede di solito nel mondo: “tra voi non sia così. Chi è più grande diventi come il più giovane e chi governa come colui che serve”.
Ecco dunque delineata la fondamentale dimensione di ogni successore degli apostoli: stare in mezzo alla gente come colui che serve, ad imitazione del nostro Signore e Salvatore. Ed è la convinzione stessa di San paolo ascoltata poco fa: “Quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù”.
Anche tra noi oggi può capitare a volte di fare come gli apostoli, di discutere cioè su chi sia più grande, e ci possiamo magari far prendere da quel clericalismo che ci spinge a cercare i posti “più grandi” invece che l’ultimo, per “contare”, e far pesare sugli altri il proprio seppur piccolo “potere”. In realtà siamo e dobbiamo essere soltanto dei semplici servitori, tutti. Papi, Cardinali, Arcivescovi e Vescovi: poco importa la differenza: tutti siamo ugualmente,in quanto successori degli apostoli, servitori del Popolo di Dio, alla scuola di Colui che è venuto nel mondo per servire e non per essere servito.
Domandiamoci però ora quale sia il servizio disinteressato ed umile che il vescovo è chiamato ad esercitare in nome di Cristo. Il modello naturalmente resta sempre Lui, il buon Pastore che annuncia, insegna, guida, sana, difende e dona la propria vita e che prima ancora, vive la sua vita nella semplicità e nel nascondimento di Nazaret.
Guardando a Lui vorrei dunque sottolineare tre principali servizi del vescovo. L’annuncio del Regno di Dio è sicuramente il primo servizio. L’annuncio di Cristo Signore, perché è Lui il Regno, da compiersi senza vergogna, senza dissimulazioni, senza paura di pronunciare il nome santo di Gesù. Nessuna preoccupazione comunicativa, nessuna prudenza tattica, deve impedire al vescovo di annunciare Gesù Cristo morto e risorto, via verità e vita, salvezza unica dell’umanità. “Surrexit Christus spes mea”, “Cristo, mia speranza è risorto”: queste bellissime parole che la sequenza pasquale mette in bocca alla Maddalena e che tu don Augusto hai scelto come motto episcopale, esprimono l’annuncio che ogni vescovo è chiamato a dare con le parole e con la sua vita gioiosa e piena d’amore.
Il vescovo non può annunciare se stesso, diventerebbe sale insipido e inutile. Lo dice chiaramente San Paolo: “Noi, infatti, non annunciamo noi stessi ma Cristo Signore”. E questo annuncio – è sempre Paolo ad ammonirci – va fatto “senza comportarci con astuzia, né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità”.
Corollario necessario di questo primo e fondamentale servizio del vescovo, sempre sulla scia di Gesù, è “l’insegnamento”. Quell’insegnamento che risale direttamente a Gesù e agli apostoli e che è stato consegnato come vivo tesoro per ogni generazione, nella Parola scritta e nella Tradizione vivente della Chiesa. In un tempo di totale relativismo e di Babele, per dirla con PapaLeone nella “Magnifica humanitas”, il vescovo è responsabile del deposito roccioso della fede che ha ricevuto, condensato nel Credo che professiamo ogni domenica e che il vescovo deve far conoscere, spiegare e approfondire, aiutando il popolo a calarlo nella propria vita e in quella del mondo, mantenendo la fedeltà al mandato, senza smarrirsi, senza che come il sale inumidito perda il sapore. L’annuncio evangelico e l’insegnamento che ne è parte integrante non può mai essere considerato un’astrazione teorica,magari da soppiantare in nome di una non ben precisata “pastorale”. Al contrario è “buona novella”, è “Vangelo” di salvezza, “buona notizia”, lieto annuncio della misericordia di Dio in Cristo morto e risorto;è atto d’amore, atto profondo di carità, servizio all’umanità. Il Credo che professiamo è per la vita e la vita piena dell’uomo; per la sua libertà, non per la sua schiavitù; per la sua gioia, non per la tristezza.
E’ lieto annunzio per i miseri, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per rendere la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri e promulgare l’anno di grazia del Signore – come il profeta Isaia ci ha ricordato nella prima lettura.
Ecco allora qui delineato il secondo servizio del vescovo, oltre quello dell’annunzio del Regno col relativo insegnamento, e cioè: l’attenzione ai poveri. Ai poveri in ogni senso, cioè non solo quelli materiali che non hanno da mangiare o da vestirsi, ma i poveri che sono i delusi della vita,gli scoraggiati che hanno perso la speranza e gli amareggiati col cuore spezzato; gli adolescenti e i giovani confusi e soli nelle loro sofferenze; chi si sente inutile e invisibile, senza valore; gli immigrati in cerca di un futuro degno; i bambini nel grembo materno che vorrebbero nascere; gli anziani diventati un peso per la società;che sono le famiglie disgregate; chi si è reso dipendente dalle sostanze, dal gioco, dal sesso o da nuove o vecchie ideologie; chi soffre in qualsiasi modo; chi è malato; chi vive nel non senso della vita; ma anche chi vive nel peccato, lontano da Dio e ha fatto vincere il male e l’odio nel cuore e nei suoi giorni. E di questi “poveri in ogni senso”,tra i quali anche noi stessi tante volte ci riconosciamo se siamo sinceri, caro don Augusto, sai bene che ce ne sono davvero tanti nel mondo e anche a Pistoia e a Pescia.
Tutto questo chiede al Vescovo, come buon Pastore, di“farsi tutto a tutti”, prendendosi amorevolmente e teneramente cura del gregge a lui affidato, ma vigilando però anche sull’assalto continuo dei lupi rapaci e quindi anche combattendo corag-giosamente contro tutto ciò che impoverisce l’uomo dal di dentro di sé o dall’esterno, che gli fa del male, gli ruba l’anima e annienta la sua dignità. Il vescovo, forte del dono dello Spirito, in definitiva invita all’incontro con Gesù, dicendo a tutti: “andate da Lui, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Lui vi darà ristoro, in Lui troverete ristoro per la vostra vita”.
In ultimo vorrei sottolineare brevemente un terzo aspetto del servizio episcopale al quale rischiamo di non dare attenzione ma che Papa Francesco ha più volte richiamato e che, comunque, il rito dell’Ordinazione ricorda: la preghiera silenziosa del vescovo per il suo gregge; la testimonianza umile di una vita personale sobria, povera, essenziale ma animata dalla carità della preghiera per tutte le persone che gli sono state affidate, a partire dai sacerdoti e diaconi. Vedo qui un modellonella vita nascosta di Nazaret, anch’essa fondamentale nell’opera redentiva di Cristo, come del resto nella vita da “minore” di San Francesco d’Assisi. Nostro Signore ha salvato il mondo, ha esercitato il suo servizio d’amore anche durante i silenziosi anni di Nazaret, vivendo una vita semplice e interiore. Questa interiorità profonda, dove il cuore giornalmente riposa e si interroga, mentre va “ruminando” la parola di Dio, è l’anima del ministero episcopale, l’anima del suo servizio, importante e necessario servizio, anche se nascosto agli occhi del mondo.
Carissimo Augusto, il Signore ti chiama quest’oggi a far parte del gruppo degli apostoli: a stare con Lui e ad andare in missione. Il tuo nome oggi il Signore lo pronuncia come pronunciò quello degli altri apostoli, di Pietro e Andrea, di Giacomo e Giovanni e di tutti gli altri. Oggi ti affida la chiesa di Pescia e di Pistoia: questo popolo è di Dio e il gregge è del Buon Pastore, le pecore sono le sue, abbine cura. Oggi le affida a te perché ha fiducia in te e sa che con la forza dello Spirito Santo potrai portarle ai pascoli della pienezza della vita. Ogni vescovo si inserisce nel cammino secolare che le chiese a lui affidate hanno compiuto e stanno compiendo, dando il suo contributo di mente e di cuore. Queste due chiese hanno camminato e stanno camminando sulle strade che il Signore ha indicato loro. Hanno una storia alle spalle, hanno carismi e debolezze, ma non iniziano ora il cammino: sono già sulla strada, e lo Spirito Santo ha fatto scoprire,attraverso il recente XX° sinodo diocesano di Pistoia e nell’assemblea sinodale di Pescia, le attese di Vangelo presenti in questi territori e le risposte missionarie che la comunità cristiana è chiamata a dare. Queste due chiese sorelle che un giorno il Signore mi ha chiesto di custodire e di pascere, come segno di amore verso di Lui, le consegno stasera a te come un bene prezioso da servire ma ancor più, da amare.
