
DISCORSO DEL VESCOVO AUGUSTO MASCAGNA
NEL GIORNO DELLA SUA ORDINAZIONE EPISCOPALE
Chiesa di San Francesco, Pistoia
21 giugno 2026
Sapete, vi devo dire una cosa importante; siete proprio belli visti da quassù!
Ciò che ci fa belli è questo momento di Chiesa, questo momento d’incontro tra chiese sorelle: Civita Castellana, Pescia e Pistoia! Sembra di leggere gli atti degli apostoli o le lettere di Paolo: l’incontro di Chiese sorelle che si sostengono l’una l’altra per continuare la missione propria della Chiesa.
È proprio vero stiamo vivendo un grande momento di Chiesa, di questa magnifica humanitas che troviamo nelle nostre parrocchie e nelle nostre comunità diocesane! Non è solo un momento di festa ma è un grande canto di ringraziamento per benedire Dio perchè ha fatto cose grandi. Stiamo vivendo un grande tempo dello Spirito, un tempo di Pasqua che per queste chiese sorelle si è prolungato fino ad oggi e speriamo che continui a soffiare su tutti noi… Quanto ne abbiamo bisogno di questo Spirito contro la superficialità che diventa cinismo, contro una noiosa ripetizione di cose superate! Vieni Spirito su questa storia, perchè riviva!
Ma avete visto quanto sono belli questi vescovi? Non li posso citare tutti, ma un grande grazie al vescovo Fausto e ai miei padri nella fede don Romano e don Giuseppe! E anche i vescovi della Toscana da cui ho avuto un’accoglienza fantastica.
Avete visto quanto sono belli questi sindaci e tutte le autorità civili e militari? I vostri tricolori segno di un’appartenenza alla terra e alla sua storia! Ringrazio le autorità civili e militari, i prefetti, le autorità regionali e provinciali ma permettete un ringraziamento speciale ai sindaci dei luoghi che hanno segnato la mia stori: al dottor Capecchi con cui avrò l’onore di collaborare qui a Pistoia; ai sindaci della mia storia: il vice sindaco di Caprarola Eugenio Stelliferi, di Anguillara Sabazia, Vincenzo Marcorelli di Rignano Flaminio, Dino Primieri di Orte e l’ultimo arrivato, Danilo Corazza, sindaco di Civita Castellana …e un saluto a tutti i vostri amministratori.
Ma avete visto quanto sono belli tutti questi preti? Una folla di presbiteri che hanno detto di sì al Signore e alla Chiesa e seguono l’Agnello, diventato Pastore, dovunque Egli vada perchè ha fatto di loro un regno e sacerdoti sopra la terra. Con quelli di Pistoia ci siamo visti in questi giorni; che emozione visitare le parrocchie e toccare con mano la vitalità di questo popolo, gli oratori in attività, le persone che ci attendono. Vieni Spirito su questa terra perchè riviva!
Quando è che diventiamo veramente belli?
Quando facciamo delle scelte per servire e amare di più: questo ci diceva il Vangelo di oggi. Quando diventiamo belli? Quando diciamo dei NO chiari e sposiamo lo stile di qualcuno che ci fa crescere. Dire dei NO a stili di vita che ci ingolfano l’esistenza e scegliere qualcuno che ci fa rifiorire. Ce l’ha detto il Vangelo: Dio ci sta chiamando, Dio mi sta chiamando a diventare lo Sposo di questa chiesa di Pescia e Pistoia, Dio ci sta chiamando ad amare la Chiesa, ad amare la nostra missione, cari fratelli e sorelle, e per far questo ci dice VOI NON FATE COSÌ.
Le letture di oggi ci dicevano: non falsificate la verità, non fate cose vergognose, non scegliamo di procedere con astuzie e furbizie, non fermiamoci a discutere tra noi , come facevano gli apostoli, discutere su chi è il più grande. Non fate come i tanti re e governanti del mondo ma, per diventare belli SERVITE, AMATE e fate tutto questo perseverando, senza stancarvi… e allora siederete in trono a giudicare la terra. Cioè? Che vuol dire giudicare? Vuol dire che il vostro stile di vita diventerà così chiaro, visibile e attraente che, come dice il profeta Zaccaria; «In quei giorni, uomini di tutte le lingue delle nazioni vi afferreranno per il lembo della giacca e vi diranno: “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi”» (Zac 8,23).
Dio mi chiama ad essere sposo e mi ha messo anche l’anello: appartengo a Lui ed ha organizzato questa festa di nozze che è la festa di queste chiese sorelle di Civita Castellana, Pescia e Pistoia. Poi ha invitato tutti noi dai crocicchi delle strade della nostra vita e dei nostri impegni. Ha invitato tutti, buoni e cattivi e, poi, Lui, il Signore, entra nella festa a vedere i commensali, a vedere se indossano l’abito nuziale. L’abito nuziale è la dignità di essere umani, puliti, forti e trasparenti; è la possibilità di instaurare relazioni umanizzanti e che ci fanno crescere. L’abito nuziale è la dignità di essere figli di Dio e di vivere da figli con l’orgoglio di avere Gesù Cristo nostro fratello. L’abito nuziale è l’attitudine di vivere la vita cristiana in una relazione. L’abito nuziale è vivere nella Chiesa da uomini e donne, da cristiani, da ministri, da consacrati, da preti felici e amanti della Chiesa fino ad obbedire alla Chiesa. L’abito nuziale è obbedire alla Chiesa perchè la amiamo: «il Signore mi dette tale fede nelle chiese (…) il Signore mi dette una grande fede nei sacerdoti», così san Francesco d’Assisi. Chi non veste l’abito nuziale pensa solo ai propri progetti, non ha a cuore la comunità ecclesiale e non obbedisce e, allora, si mette fuori da solo. «Molti sono chiamati, pochi gli eletti».
Ha vestito l’abito nuziale Sant’Atto, che oggi festeggiamo solennemente con questa liturgia, un benedettino vallombrosano, vescovo di Pistoia che nel 1145 porta una reliquia di San Giacomo Apostolo da Santiago de Compostela e, da quel momento, questo luogo diventa meta di pellegrini che accorrono per venerare la reliquia del santo apostolo e rinnovare qui la propria fede. La reliquia di san Iacopo è custodita in un reliquiario preziosissimo, nella cattedrale di san Zeno. La testimonianza cristiana che noi siamo chiamati a custodire è la cosa più preziosa che nobilita questa Chiesa, ma questa testimonianza deve sempre più brillare.
A me il Signore non ha dato solo l’abito nuziale ma anche l’anello; io ci metto il cuore, la faccia, la vita, senza stancarmi, come diceva il rito, ma ho bisogno che «nell’integrità della fede e nella purezza della vita» sia sostenuto da una Chiesa che amerò come Sposa di Cristo.
Hanno messo in testa a me il crisma, ma siamo tutti battezzati e cresimati e tutti noi siamo chiamati a portare il profumo di Cristo. Hanno dato a me il pastorale, ma siamo tutti sue pecore. Hanno dato a me la mitra, ma tutti siamo chiamati a svettare nella santità a servizio di questo popolo. Surrexit Christus Spes mea precedet suos in Galileam. Cristo, mia Speranza è risorto e ci precede in Galilea. La destinazione del nostro cammino è chiara: la Galilea. È l’appuntamento che ci ha dato Gesù, Lui ci precede nel cammino in Galilea. La Galilea è il luogo dove tutto è iniziato: la chiamata, i miracoli, i grandi discorsi di Gesù e l’incontro coi discepoli che pian piano diventavano folle. La destinazione del cammino è riscoprirsi chiamati per riaccendere il cammino con una nuova consapevolezza. La Galilea ci richiama alla vita quotidiana e concreta in cui si vive la fede, uscendo dal chiuso delle paure. La Galilea è il luogo del nostro incontro personale col Signore: non basta l’annuncio della tomba vuota: l’esperienza della fede richiede di incontrare nuovamente e personalmente il Signore nella propria vita. Il programma del risorto non è darci novità ma è fare nuove tutte le cose.
Queste comunità di Pescia e Pistoia hanno avuto sempre vescovi… e che vescovi! Ora vuole fare nuove tutte le cose con un nuovo vescovo. Che il Signore, per intercessione di Maria e di tutti i nostri santi, porti a compimento quello che ha iniziato oggi in me e in voi. Amen.
