
INGRESSO NELLA DIOCESI DI PESCIA DEL VESCOVO AUGUSTO MASCAGNA
DISCORSO DI SALUTO DEL VESCOVO FAUSTO TARDELLI
Cattedrale di Santa Maria Assunta, Pescia
28 giugno 2026
Con oggi, carissimo vescovo Augusto, si completa il tuo ingresso nelle diocesi di Pistoia e Pescia e io ti consegno anche il pastorale per la guida di questa piccola chiesa. Il fatto che sia piccola, rispetto a standard comunque piuttosto discutibili, non fa però di Pescia una diocesi minore o di secondaria importanza. Tutt’altro. Questa chiesa locale è invece viva e ricca di fermenti buoni, ha ancora una pratica religiosa significativa, ha preti in numero sufficiente e ancora abbastanza giovani, seppur con l’apporto di non italiani, ha dei diaconi validissimi, dei laici partecipi e attivi in tutte le parrocchie, una bella realtà giovanile, nonché religiosi e religiose testimoni della vita consacrata.
Il prossimo anno saranno 300 anni da quando la diocesi è diventata tale con la presenza di un vescovo residenziale. Ma, come sai, la sua origine risale a molto prima, al 1519 e per oltre due secoli, questa chiesa ha saputo camminare in modo originale sotto una guida possiamo dire collegiale di canonici saggi e illuminati. Per questa sua gloriosa storia ma ancor più per la sua attuale condizione vitale, questa chiesa pesciatina avrebbe desiderato continuare ad avere una sua autonomia diocesana, senza per questo venir meno ad un impegno di collaborazione ed integrazione con le diocesi vicine, più che altro con quelle della Toscana del Nord e che in verità, non è mai mancato.
La decisione del Santo Padre Francesco e ora di Leone XIV è stata un’altra e sarebbe non rispondente al vero dire che ciò non abbia creato qualche sofferenza o dire che non si sia sperato fino all’ultimo in un ripensamento, per altro ragionevole. Credo però comunque che ora, nella prospettiva di un periodo abbastanza lungo di guida di un vescovo, il cammino di comunione tra le due diocesi potrà senz’altro trovare le strade giuste per risultare pastoralmente molto proficuo, proseguendo su quelle appena appena intraprese in questi pochi anni in cui sono stato alla guida della diocesi pesciatina.
Il mio episcopato è stato davvero breve ma posso dire sinceramente che è stato intenso perchè ho cercato in ogni modo di far si che Pescia non si sentisse “orfana”, non avvertisse troppo la mancanza di un vescovo stabilmente residente. Il lavoro e la fatica non sono mancati. Si è dovuto tra l’altro provvedere a diverse parrocchie rimaste senza parroco con spostamenti non sempre facili; si è ripreso e portato a significativa conclusione il cammino sinodale; si è lavorato parecchio e bene con la caritas in stretto contatto con Pistoia; ci si è impegnati a valorizzare le tradizioni della pietà popolare.
In questi pochi anni del mio ministero ho potuto però conoscere un po’ anche la vita di questo territorio, non solo della diocesi, e ne ho potuto apprezzare il valore e le potenzialità. Un territorio per tanti aspetti molto diverso da quello di Pistoia; con la sua originalità da riconoscere e con le sue grandi possibilità che hanno ancora bisogno di esprimersi. Potenzialità grandi che necessitano che prevalga negli abitanti di questi territori e nei loro amministratori, il senso del bene comune che faccia concorrere tutti, pur nell’accesa dialettica o nel sano e corretto confronto, allo sviluppo del territorio e richiedono inoltre che Pescia non si isoli ma faccia corpo solidale con tutta la Valdinievole essendone di per sé il naturale punto di riferimento. Anch’io, per la mia parte, per quella che è stata la mia competenza di vescovo, ho cercato di lavorare per questo sviluppo armonico e concorde della città e del territorio.
Ecco, ora, questa santa chiesa di Pescia, il Signore l’affida a te ed io, come colui che fino ad oggi ne è stato il custode, ti do il mio personale e corale benvenuto: Beato colui che viene nel nome del Signore”!
