Sant’Allucio, una Chiesa radunata attorno alla carità e alla pace

Il vescovo Augusto ha presieduto per la prima volta la celebrazione del patrono della diocesi di Pescia. L’omelia ha intrecciato il Vangelo con la testimonianza del santo, modello di accoglienza, servizio ai poveri e impegno per la pace. La festa ha segnato anche l’apertura dell’anno pastorale diocesano e la presentazione del nuovo tribunale per la causa di beatificazione di Daniela Benedetti Spadoni.

 

Una grande festa ha riunito la comunità diocesana di Pescia attorno al suo patrono, sant’Allucio. Domenica 25 ottobre, la Cattedrale ha accolto la solenne concelebrazione eucaristica presieduta, per la sua prima volta, dal vescovo Augusto Mascagna, e concelebrata dai sacerdoti della diocesi. Accanto al vescovo Augusto era presente anche il vescovo emerito Roberto Filippini, giunto da Pisa, la cui partecipazione è stata salutata con gioia all’inizio dell’omelia. È stata proprio l’immagine di una Chiesa radunata attorno alla Parola e all’Eucaristia a offrire al vescovo Augusto il punto di partenza della sua riflessione. Commentando il brano evangelico di Luca, con la folla raccolta attorno a Gesù, ha riconosciuto nell’assemblea riunita in Cattedrale un’immagine della comunità diocesana: «Anche noi siamo giunti da tutta la diocesi». Il luogo pianeggiante nel quale Gesù si ferma per parlare ai discepoli e a quanti cercano ascolto e guarigione è diventato così un riferimento familiare per una Chiesa che vive nel territorio della Valdinievole. Il cosiddetto «discorso della pianura» ha accompagnato i presenti attraverso le beatitudini, l’invito ad amare i nemici e la chiamata alla misericordia: parole esigenti, che indicano la strada per diventare figli dell’Altissimo.

Nell’omelia, il vescovo ha sottolineato che Gesù non propone semplicemente un nuovo codice di comportamento né chiede di raggiungere una perfezione morale affidata soltanto alle proprie forze. Al centro c’è una relazione con Dio, capace di trasformare il modo di vivere e di incontrare gli altri. L’apertura al prossimo, l’accoglienza e persino i primi passi verso chi ci è ostile diventano così espressioni concrete di questa relazione. È in questo orizzonte che si colloca la chiamata alla santità, rivolta a tutti i cristiani. Il riferimento alla prima lettera di Pietro ha dato alla riflessione il tono concreto di un invito a non rimandare le scelte decisive della vita. «La vita è breve, ama»: poche parole per richiamare l’urgenza di dedicare la propria esistenza a ciò che conta davvero. La novità che il cristiano è chiamato ad attendere, ha osservato il vescovo, è già presente nell’amore, capace di interrompere la ripetitività del male e di generare situazioni nuove. L’ospitalità ne è un esempio: aprire la porta significa incontrare qualcuno che ancora non conosciamo e accettare di fargli spazio nella nostra vita. Il Vangelo conduce poi a un passaggio ancora più impegnativo: «Amate i vostri nemici». Per accogliere una richiesta tanto esigente è necessario, prima di tutto, imparare ad ascoltare. «Soltanto chi ascolta è capace di amare», ha affermato il vescovo Augusto. L’ascolto è una condizione essenziale per costruire relazioni autentiche, a partire dalla famiglia e dai rapporti quotidiani, fino all’incontro con chi ci appare lontano, ostile o difficile da accogliere.

A raccogliere i diversi passaggi dell’omelia è stata l’immagine evangelica della misura «buona, pigiata, colma e traboccante». Il vescovo si è soffermato su questi quattro aggettivi, che descrivono un dono tanto abbondante da non poter essere contenuto: ciò che si riceve continua a riversarsi anche oltre il recipiente. La disponibilità a donarsi e a spendersi per gli altri diventa così il segno di una grazia accolta e condivisa.

 

Da questa immagine è nato il collegamento più diretto con sant’Allucio e con la domanda che la sua testimonianza continua a rivolgere alla Chiesa: con quale misura ha amato?  Ripercorrendo le memorie e gli scritti dedicati al patrono, il vescovo ha individuato nell’amore per l’Eucaristia la sorgente della sua capacità di accogliere e di operare per la pace. Il richiamo ai digiuni e al pane offerto ai pellegrini ha permesso di mettere in luce il legame tra il nutrimento eucaristico e una vita trasformata in dono. Partecipare al sacrificio di Cristo, infatti, significa lasciarsi coinvolgere personalmente da ciò che si celebra e si riceve. È da questa fede vissuta che sono nate le opere di Allucio: l’attenzione ai poveri, ai malati e ai viandanti, insieme alla cura di chi aveva bisogno di assistenza e riparo. Gli ospedali e i luoghi di accoglienza legati alla sua opera hanno dato concretezza a un percorso nel quale il pane ricevuto all’altare si traduceva in porte aperte e mani tese. La testimonianza del patrono, tuttavia, non si esaurisce entro i confini della sua terra. Il vescovo Augusto ha ricordato l’impegno di Allucio come operatore di pace tra Faenza e Ravenna, soffermandosi anche sulla liberazione dei prigionieri. L’amore traboccante del santo lo spingeva oltre la propria comunità, là dove le divisioni e i conflitti rendevano urgente la presenza di qualcuno disposto a costruire riconciliazione. «L’amore chiede amore», ha ripetuto il vescovo, indicando nella vita di sant’Allucio una testimonianza ancora attuale. La sua vicenda ricorda che la fede non può restare confinata nella preghiera o nella celebrazione, ma è chiamata a diventare servizio concreto, attenzione ai più fragili e impegno per la pace. È questo il cammino sul quale il patrono continua a interrogare la comunità diocesana e a orientarne le scelte. La festa di sant’Allucio è stata anche l’occasione per dare ufficialmente avvio al nuovo anno pastorale della diocesi di Pescia. Nel corso della celebrazione è stato inoltre presentato il nuovo tribunale per la causa di beatificazione di Daniela Benedetti Spadoni. A tutti i partecipanti è stata infine distribuita un’immagine con la nuova preghiera dedicata a Daniela.

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