L’estate senza sosta alla MAIC tra cura e solidarietà

Tra soggiorni, volontariato e percorsi spirituali, la Fondazione continua a mettere al centro la cura delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Don Diego Pancaldo racconta un’esperienza che unisce riabilitazione, fede e solidarietà, ricordando anche l’eredità di tre giovani volontari scomparsi e le sfide future, tra nuove comunità alloggio e il sostegno al «durante e dopo di noi»

Estate, tempo di riposo, ma non per tutti. Ci sono realtà dove la cosiddetta pausa stagionale diventa occasione per potenziare il legame umano e la cura dell’altro. La Fondazione MAIC di Pistoia ne è un esempio lampante: una missione che si rinnova quotidianamente, trasformando il servizio in un’esperienza di crescita collettiva. In questo dialogo con don Diego Pancaldo, presidente della Fondazione MAIC, approfondiamo le dinamiche di un impegno che non conosce sosta, esplorando il senso profondo del dono, la gestione del lutto come scintilla di solidarietà e le sfide concrete di un futuro che pone la dignità della persona, in ogni sua fragilità, al centro del dibattito civile.

 

Molte realtà d’estate rallentano i ritmi, per la Fondazione MAIC le attività non si fermano, ma si trasformano per offrire agli ospiti un tempo di vacanza sereno e stimolante. Come riuscite a coniugare la continuità dell’assistenza con la leggerezza del clima estivo?

Una delle realtà più importanti realizzate dalla Fondazione MAiC fin dagli inizi degli anni ‘70 è il soggiorno estivo che si svolge a Ronchi e che vede la presenza di persone disabili con i loro familiari,  operatori , volontari che vivono giorni di comunione e di riabilitazione integrale in uno spirito gioioso di condivisione e di servizio. È un’esperienza altamente formativa soprattutto per i giovani che maturano in questo ambiente scelte professionali e vocazionali. Più di 150 volontari da giugno a settembre partecipano a questa esperienza veramente originale. Possono sperimentare che il dono di sé disinteressato è la via che conduce all’autentica gioia. Molti vi scoprono la presenza misteriosa ma reale di Cristo , la Presenza divina ferita , come diceva san Paolo VI. E questo può cambiare la vita. Inoltre organizziamo pellegrinaggi , partecipiamo alle GMG da sempre.Quest’anno andremo in Umbria sulla scia di Francesco e Chiara per un percorso spirituale che porterà anche alla realizzazione di un musical. Il vescovo, che già è venuto a trovarci al mare, verrà a farci visita anche ad Assisi.

 

Negli ultimi anni la comunità della MAIC è stata toccata dal dolore per la scomparsa di tre giovani molto amati: Arianna Candelli, Benedetta Giovannelli e Lorenzo Andreotti. Eppure, nel solco dello spirito cristiano che anima la Fondazione, questo vuoto non si è trasformato in rassegnazione, ma in occasioni vive di ricordo, solidarietà e sostegno.

Questi tre giovani volontari, scomparsi prematuramente, ci hanno offerto una testimonianza viva di che cosa significa servire le persone disabili e che cosa ne consegue per la propria esistenza. Arianna, ‪Benedetta, Lorenzo , hanno colto pienamente quello spirito di servizio umile e di preghiera intensa che alla Maic é possibile vivere. Hanno offerto, soprattutto ai loro coetanei, una viva testimonianza di fede e di amore cristiano che ha generato iniziative come il giardino terapeutico dedicato a Benedetta, la nascita di un’associazione in memoria di Lorenzo a sostegno della FMAIC e una serie di alte iniziative condotte soprattutto dai giovani. In questi tre volontari abbiamo potuto cogliere una maturazione spirituale profondissima che nasceva in gran parte proprio da quel tipo di esperienza condotta in mezzo alle persone disabili. Questo fa comprendere che ai giovani  possono essere indicate mete alte e che, se adeguatamente accompagnati, possono giungere ad altezze spirituali sorprendenti. Tutto questo è motivo di speranza e di consolazione per tutti.

Nella sua storia la MAIC si è sempre evoluta, sempre nel segno della carità e della professionalità. Quali sono i progetti principali e le sfide all’orizzonte per il futuro della Fondazione?

Credo che la sfida più importante sia quella di assicurare a tutti coloro che partecipano alla vita della fondazione, a cominciare dalle persone disabili e dai loro familiari a cui la fondazione appartiene, la continuità di una missione che ha come fine la riabilitazione integrale alla luce di Cristo. Tutto questo attraverso servizi riabilitativi che tengano al centro la persona nelle sue esigenze fondamentali , comprese quelle di carattere spirituale. Una priorità che ritengo essenziale è la realizzazione di nuove comunità alloggio protette e residenze per disabili gravi che vengano incontro alle esigenze delle famiglie e delle persone disabili più gravi, più provate . Risposte concrete e adeguate per il durante noi e il dopo di noi.In questo senso varie iniziative sono allo studio per affrontare sfide sempre nuove, ma che interpellano l’intera comunità civile e religiosa e che chiedono di riconoscere alle persone disabili, con la loro difficoltà permanente, un’attenzione prioritaria alla luce della quale si misura il valore di una civiltà. Riconoscerne la dignità e il carisma che possono arricchire tutti.

Dario Cafiero

 

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