Il vescovo alla Fontenova: «In Maria, la pienezza di vita che attende anche noi»

Domenica 30 agosto il vescovo Augusto ha presieduto la messa solenne per l'Incoronzazione della Madonna della Fontenova patrona della Diocesi

Una grande emozione ha accompagnato la comunità parrocchiale di Maria Santissima della Fontenova a Monsummano Terme, che nella serata di domenica ha concluso solennemente la tradizionale festa dedicata all’Incoronazione della Madonna della Fontenova, patrona della Diocesi di Pescia. A presiedere la Messa solenne, celebrata in piazza Giusti davanti al Santuario, è stato il vescovo Augusto Mascagna, per la prima volta alla guida della celebrazione conclusiva dei festeggiamenti. Numerosi i fedeli presenti, che hanno voluto partecipare a uno dei momenti più sentiti della festa.

Al termine della celebrazione, il parroco don Stefano Salucci ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della festa, con una particolare riconoscenza ai tanti volontari, provenienti anche dalle altre parrocchie,  che, con il loro impegno e la loro disponibilità, hanno reso possibile l’intera settimana di appuntamenti.

Nell’omelia il vescovo Augusto ha proposto una profonda riflessione sulla figura di Maria, mettendo in relazione la sua gloria, celebrata dalla tradizione liturgica con l’immagine della Madonna incoronata Regina del cielo, con il cammino concreto e umano della Vergine raccontato dalle Scritture. Un percorso fatto di chiamata, fede, trasformazione, sequela del Figlio e totale dono di sé, fino ai piedi della Croce.

«L’incoronazione di Maria – ha ricordato il vescovo – è come se rappresentasse il quinto mistero glorioso del Rosario e l’apice della sua gloria celeste. Tuttavia, l’immagine venerata nel Santuario restituisce sia la Maria della fede sia la Maria della storia, la cui vicenda concreta è tracciata dalle Scritture».

Il cammino di Maria comincia dall’Annunciazione, momento centrale della sua vocazione. Il vescovo ha accostato l’esperienza della Vergine alle parole del profeta Geremia sulla seduzione di Dio: Maria, di fronte a una chiamata che supera ogni comprensione umana, ha attraversato dubbi e perplessità e si è affidata alle ragioni della fede, accettando di diventare la madre del Figlio di Dio. Da quell’incontro è scaturito un «fuoco di vita» destinato ad accompagnarla per tutta la sua esistenza. La vicenda di Maria, ha sottolineato il vescovo, mostra che la vera obbedienza a Dio non si esaurisce nel rispetto formale delle leggi o nell’offerta di sacrifici, ma consiste nel dono della propria vita. «La vera obbedienza a Dio – ha affermato – consiste nell’offrire la propria vita e il proprio corpo come sacrificio vivente», secondo l’insegnamento di San Paolo. Nel mistero dell’Incarnazione questo dono diventa anche corporeo e concreto. Per nove mesi Maria ha accolto nel proprio grembo il Figlio di Dio, lasciando che il suo stesso corpo si trasformasse per accogliere colui nel quale abita la pienezza della divinità. La maternità di Maria è poi proseguita nella quotidianità, nella cura e nella crescita del Figlio. Gesù, nel corso della sua vita pubblica, ha manifestato una profonda sete di umanità, di relazioni e di incontri, come testimoniano numerosi episodi evangelici, dall’incontro con la Samaritana fino al momento culminante della Croce. L’istinto materno avrebbe potuto spingerla a proteggere il Figlio e a fare da scudo davanti alla sofferenza. Ma il Vangelo indica un’altra strada: quella della sequela. Le parole rivolte da Gesù a Pietro, «vai dietro a me», diventano così un’indicazione anche per Maria e per ogni credente. Essere discepoli significa seguire il Maestro, senza sostituirsi a lui e senza fare ombra al disegno di Dio. Rinnegare se stessi e prendere la propria croce, ha ricordato il vescovo, significa rinunciare ai propri progetti quando questi non coincidono con la volontà di Dio e imparare ad affidarsi. Maria ha vissuto questo atteggiamento custodendo e meditando nel cuore gli avvenimenti della vita del Figlio, fino al momento estremo della Croce.

Ed è proprio ai piedi della Croce che la maternità di Maria assume una dimensione universale. Nel momento del dolore più grande, davanti alla morte del Figlio, Gesù le affida il discepolo amato con le parole: «Donna, ecco tuo figlio». Maria diventa così madre di tutti i credenti.

Luca Parlanti

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