Caritas di Pescia, cinquant’anni di storia tra le sfide della povertà

Il 24 ottobre a Santa Lucia di Uzzano il convegno per i cinquant'anni. La presentazione del libro e il confronto con i responsabili della Caritas

«A 50 anni la memoria diventa verifica». Le parole di don Emanuele Morelli riassumono uno dei fili della mattinata di sabato 24 ottobre, nella parrocchia di Santa Lucia a Uzzano, dedicata al cinquantesimo della Caritas diocesana di Pescia. La presentazione del libro che ne ricostruisce il cammino ha offerto l’occasione per interrogarsi non soltanto sulle opere realizzate, ma sulle risposte da cercare oggi.

La giornata è iniziata con la preghiera guidata dal vescovo Augusto Mascagna, che ha accostato il Salmo 145 al Padre nostro e richiamato una particolarità di molte chiese delle diocesi di Pescia e Pistoia: accanto all’ingresso della chiesa, quello della compagnia. Da una parte la liturgia e l’Eucaristia, dall’altra il servizio al prossimo: due espressioni della stessa vita cristiana. M. Cristina Brizzi, direttrice della Caritas diocesana, ha salutato i presenti e spiegato la volontà di conservare la memoria di chi ha lavorato, spesso nel silenzio, a servizio delle persone più fragili.

È seguita la presentazione del volume La Caritas Diocesana di Pescia. Cinquant’anni di carità e servizio da parte dell’autore Simone Lepori. Il lavoro, condotto nell’arco di diciotto mesi, ha attinto soprattutto alle pagine di La Voce di Valdinievole, ai documenti diocesani, all’archivio messo a disposizione dall’ex direttore Pietro Rosellini e a numerose testimonianze. Un documento del Bollettino diocesano colloca l’istituzione della Caritas alla fine del 1974, nel clima di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano II.

La ricostruzione ha seguito anche alcune coppie di vescovi e collaboratori: Romoli e Magrini, Bianchi e Carocci, De Vivo e Rosellini, Filippini e Brizzi. Tra le tappe ricordate, il primo Centro di ascolto parrocchiale a Pieve a Nievole nel 1993, la Mensa di solidarietà nel 1996, l’Osservatorio delle povertà e delle risorse nel 2002 e la nascita dell’Ente Sant’Allucio nel 2022. Non è mancato il richiamo alla funzione «prevalentemente pedagogica» indicata da Paolo VI: educare tutta la comunità alla carità, oltre la sola risposta immediata al bisogno. Il libro è dedicato alla Chiesa di Pescia e alle persone che ne hanno accompagnato il cammino.

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ha spostato l’attenzione sulla persona, sui suoi diritti e sulle sue possibilità di riscatto. «La nostra missione è ascoltare il povero, metterlo al centro e custodire la sua umanità ferita per sanarla», ha detto. I Centri di ascolto non devono diventare semplici sportelli di distribuzione: il loro compito è attivare la comunità, creare legami, riconoscere aspirazioni e risorse. I numeri dei pasti serviti o dei pacchi consegnati non bastano a misurare l’efficacia della carità.

Da qui una provocazione. Quando lo invitano a inaugurare una mensa, ha detto, ripete sempre: «Mi piacerebbe tornare in questa diocesi a chiudere la mensa», perché vorrebbe dire che quella comunità ha raggiunto un obiettivo di inclusione. Pagniello ha insistito sulla reciprocità, sul tempo necessario per accompagnare le persone e sulla corresponsabilità delle parrocchie, richiamando il «mi interessa» di don Lorenzo Milani: il destino dell’altro riguarda tutti.

Don Emanuele Morelli, della Caritas diocesana di Pisa e già delegato regionale delle Caritas toscane, ha parlato della memoria che diventa futuro. Ha ricordato le tracce non misurabili lasciate dall’incontro con chi è nel bisogno: una persona meno sola, qualcuno che riprende fiducia, una comunità che impara a vedere chi resta ai margini. Ha richiamato anche un dato sul gioco d’azzardo: su fonti dell’Agenzia delle Entrate e dei Monopoli, a Montecatini Terme nel 2025 la spesa per il gioco fisico ha raggiunto circa 6.000 euro pro capite, cinque volte la media regionale.

Per Morelli la sfida è passare dai servizi ai diritti e dai diritti ai desideri, fino a restituire alle persone la possibilità di scegliere. Ha evocato Gesù davanti a Lazzaro e il comando «Scioglietelo e lasciatelo andare»: un’immagine della liberazione dalle condizioni che imprigionano la vita. Anche la tecnologia, ha osservato, ha senso soltanto se aiuta a costruire relazioni, e non se sostituisce l’incontro.

Il vescovo emerito Fausto Tardelli ha invitato a leggere il cinquantesimo come memoria riconoscente dell’opera di Dio, non come elenco di meriti. «La Chiesa, quindi la Caritas nella Chiesa, deve continuare l’opera di Cristo», ha affermato, guardando al modo in cui Gesù si accostava alle persone e le rimetteva in piedi.

Nelle conclusioni Mascagna ha ripreso l’immagine della semina: alcuni hanno piantato, altri coltivato e oggi si raccolgono frutti che appartengono a una storia comune. Ha indicato tra le questioni da affrontare la difficoltà di trovare casa, lo spopolamento delle montagne, la condizione dei giovani e la collaborazione tra le Chiese di Pescia e Pistoia, nella prospettiva di una «carità disarmata e disarmante». Ha osservato che nel libro non c’è la parola «fine»: la storia continua.

Al termine M. Cristina Brizzi ha presentato la propria équipe e ringraziato collaboratori, volontari, relatori e partecipanti. Sono i volti e il lavoro quotidiano di una Caritas chiamata a misurarsi, anche dopo cinquant’anni, con bisogni che cambiano.

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