
La bibliografia della nostra diocesi si arricchisce di una nuova pubblicazione. Infatti nei giorni scorsi è stato dato alle stampe il libro “La Caritas Diocesana di Pescia. Cinquant’anni di Carità e Servizio” del nostro collaboratore Simone Lepori.
Il bel volume è impreziosito dalle presentazioni del Vescovo Augusto Mascagna e del Vescovo emerito Fausto Tardelli e dalla postfazione di Maria Cristina Brizzi,direttrice della Caritas di Pescia.
Abbiamo pregato l’amico Simone Lepori di illustrarci brevemente il senso e le finalità di questa opera che auspicabilmente potrà essere diffusa in modo capillare nella popolazione diocesana.
Quali sono state le motivazioni che hanno indotto alla pubblicazione di questo libro?
«Tutto è nato dalla ricorrenza del cinquantesimo, quando la Caritas diocesana mi ha chiesto di occuparmene, pensavo a qualcosa di più contenuto. Poi ho cominciato a cercare i documenti, a parlare con le persone, e mi sono accorto che c’era una storia ricca, fatta di scelte coraggiose, di fatiche e di intuizioni che rischiavano di andare perdute. Pagina dopo pagina è maturata la convinzione che queste vicende meritassero di essere consegnate alla scrittura, prima che il tempo rendesse più fragili i ricordi e più difficili da ritrovare le tracce. C’era un debito di gratitudine verso chi ha operato per anni, spesso in silenzio, e verso una Chiesa diocesana che meritava di conoscere anche le pagine meno visibili della propria storia».
Su quali fonti e su quali documenti ha lavorato per ricostruire la storia?
«Ho lavorato per circa un anno e mezzo, dall’aprile 2025 al settembre 2026. Le fonti principali sono state il settimanale diocesano La Voce di Valdinievole, il Bollettino della Curia Vescovile, i quotidiani locali e l’archivio della Caritas diocesana. Accanto ai documenti scritti ho raccolto le testimonianze dirette dei protagonisti: interviste, colloqui, messaggi. In tutto, l’archivio della ricerca conta oltre novecent
o documenti. È stato un paziente lavoro di raccolta e di confronto tra fonti scritte e testimonianze, che ha permesso di ricostruire le tappe e le direttrici principali di questa storia, senza la pretesa di esaurirne tutta la ricchezza».
Quali sono gli spunti prodotti dalla costruzione di questo percorso storico?
«La scoperta più significativa è stata riconoscere un cammino. Una maturazione progressiva, nella quale la risposta immediata al bisogno si è accompagnata sempre più a una carità intesa come metodo pastorale, come stile di una comunità. A Pescia questo si è tradotto nella nascita dei Centri di Ascolto, dove il primo gesto non è dare ma ascoltare. Si è tradotto nella Mensa di Solidarietà, che il vescovo Giovanni De Vivo volle chiamare così e non “dei poveri”: una scelta in cui leggo il senso di una solidarietà che non separa chi dà da chi riceve. E si è tradotto in una direzione affidata per decenni a laici, con un rapporto tra vescovi e operatori costruito sulla fiducia. Ma lo spunto che porto con me è soprattutto questo: la storia non è finita. Le povertà cambiano — oggi incontriamo la solitudine, la fragilità delle relazioni, il lavoro povero — e chiedono una carità capace di ascoltare, osservare e discernere. Come ricorda anche la postfazione, custodire la memoria significa riconoscere il cammino compiuto e assumersi la responsabilità di proseguirlo».
Il libro è edito da “Edizioni San Jacopo” – 260 pagine ed è acquistabile online al costo di € 9,50
Carlo Pellegrini
