
Domenica 9 agosto scorso nell’ Ospedale di Pescia se ne è andato in maniera silenziosa conformemente al suo carattere don Renzo Benvenuti. Era parroco di Nievole, frazione del Comune di Montecatini Terme; aveva 79 anni.
Come già accennato era un uomo lontano dalle esposizioni, dai protagonismi ed era caratterizzato da una spiritualità veramente profonda e nascosta. La sua è stata una vita di semplicità, di preghiera e di amore al proprio sacerdozio. Sapeva irradiare le virtù trovando sempre le parole adatte per confortare e per infondere fiducia nella misericordia di Dio.
Don Renzo era nato a Pontassieve il 10 agosto 1946. Inizialmente appartenne alla Fraternità dell’Incarnazione con la quale giunse nella nostra diocesi. Nella chiesa parrocchiale dei ss. Stefano e Niccolao di Pescia, il 26 dicembre 1980 ricevette l’ordinazione diaconale dal vescovo Giovanni Bianchi. Lo stesso presule pesciatino il 15 aprile 1981 gli conferì il sacerdozio nella cattedrale di Pescia.
Di quell’ evento particolarmente significativo riportiamo qualche spunto tratto dalle pagine di questo settimanale: «Mercoledì 15 aprile 1981, in una solenne e devota concelebrazione partecipata da circa cinquanta sacerdoti e presieduta da S. E. Rev.ma Mons. Vescovo è stato conferito in Chiesa Cattedrale, l’Ordine sacerdotale al Diacono Don Renzo Benvenuti. Il Duomo era affollato oltre che da numerosissimi fedeli della città e diocesi -molti gli adolescenti che si preparano alla Cresima e quelli dei gruppi postcresima- da una rappresentanza delle parrocchie di Scandicci e di Pontassieve, quest’ultima, città di origine di Don Renzo. Erano anni, per l’esattezza sette, che la Chiesa Cattedrale non vedeva più questo rito, nei tempi antichi, frequente. Sarà stato tale rarità, sarà la nuova liturgia più comprensibile perchè tutta svolta in italiano, il fatto è che tutta la cerimonia ha avvinto i presenti prendendoli, crediamo, al cuore. Il giovane diacono si è presentato e dopo le interrogazioni di rito e le “raccomandazioni” del Vescovo si è proteso a terra mentre tutto il popolo cantava le litanie dei santi, una specie di mobilitazione generale, per lui e per tutti, della Chiesa trionfante. Quindi la consacrazione, la promessa, il bacio col Vescovo, l’abbraccio con i confratelli. Abbiamo seguito con estrema attenzione le fasi della cerimonia e abbiamo compreso come un giovane toccato da una vocazione generale -non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi-. Promosso e consacrato dal Vescovo, ritorna, in mezzo al popolo di Dio come segnato da qualcosa di invisibile e imponderabile ma di veramente grande e reale».
Fu un avvenimento da prima pagina di giornale anche la celebrazione della sua prima Messa avvenuta il 27 aprile 1981 a Montecatini Terme nella Basilica di Santa Maria Assunta.
Tra l’altro, dal suo curriculum sacerdotale si rileva che «si trattenne obbediente alle necessità della sua Fraternità fino al 1° ottobre 1996, quando sostituì, come parroco, i suoi Confratelli, nella Parrocchia della Vergine dei Pini di Monsummano Terme. Il 1 °settembre fu trasferito nella Chiesa dei SS. Pietro e Marco di Pieve a Nievole in qualità di vice-parroco. Nel settembre 2002 lasciò Pieve a Nievole per trasferirsi nella Comunità della Fraternità dell’Incarnazione di Roma. Per l’alternarsi dei singoli nelle singole comunità, ritornò a Pieve a Nievole fino al giorno 7 ottobre 2008 quando lasciò Fraternità dell’Incarnazione».
Entrato così a pieno diritto a servizio della nostra diocesi, il vescovo Giovanni De Vivo lo destinò nella Parrocchia della SS. Trinità di Nievole dove fece ingresso il 30 novembre 2008.
In questi frangenti piace riportare le espressioni di un penitente di don Renzo: «Per lunghi anni don Renzo Benvenuti è stato per me confessore e guida spirituale. Nei momenti di dubbio o nelle situazioni meno chiare, sapevo di poter andare da lui. Mi accoglieva con quegli occhi acuti, capaci di scrutare in profondità senza giudicare. Poi restava in silenzio, quasi sornione, lasciandomi il tempo di raccontare. Pareva talvolta assorto altrove, ma in realtà ascoltava tutto. Alla fine, con poche parole essenziali, sapeva inquadrare la questione e indicare una strada. Tornavo a casa più sereno, portando con me le sue indicazioni. Conservo anche il ricordo delle sue riflessioni sui libri che amava leggere e condividere. Lo affido con gratitudine al Signore, nella certezza che ora viva nella Sua pace. E lo ricordo con affetto sincero e cristiana speranza».
Anche i coniugi Stefano e Barbara Bocci di Montecatini Terme hanno voluto portare il loro contributo di ricordo di don Renzo con questo intervento importante: «Ci ricorda tanto quell’episodio in cui il profeta Elia incontra Dio sul monte Oreb e non lo trova né nel tuono, né nel terremoto, né nel fuoco, ma lo riconosce infine in una brezza leggera: sì, così era don Renzo. Un sacerdote nascosto, mite, dalla battuta pronta e sempre accogliente: per parlare, per confessarti, per passare un po’ di tempo con lui.
Umile: non amava “mettersi in mostra” nelle grandi assemblee, non tuonava dall’altare; invece lavorava nell’ombra, nel nascondimento, sempre presente e vicino fisicamente e spiritualmente alle persone che gli erano affidate. Senza che tu quasi te ne accorgessi, era sempre lì.
Familiare: creava con te un legame di padre, sempre pronto ad accoglierti, in casa, in famiglia, in parrocchia. Amava l’intimità: le cose semplici, lo stile familiare, gesti concreti e poche parole essenziali e profonde. Cercava sempre di costruire la fraternità attraverso la preghiera comunitaria, specialmente durante le celebrazioni liturgiche a cui si dedicava con tanto impegno. Quanto gli piaceva la musica e il canto durante la Messa! Lui stesso intonava i canti e insegnava agli altri ad animare la liturgia.
Attento ai tuoi bisogni umani e spirituali: quando ti confessava sentivi che ti ascoltava nel profondo, era lì solo per te, si donava completamente e non ti rispondeva con frasi “fatte”, ma con poche semplici parole, in grado, se avevi un momento di sbandamento, di rimetterti dove era giusto stare e riprendere con sicurezza il tuo cammino. Se ti trovavi ad affrontare situazioni difficili, che ti affliggevano, sentivi che portava con te questo peso e ti ridonava la speranza di sostenerlo.
La Croce e Maria erano i suoi punti di riferimento: la Croce che redime, che salva, che porta frutto. E sotto la Croce c’è Maria, la via sicura che porta a Gesù. Nei momenti per te più oscuri, ti metteva davanti Gesù Crocifisso per mostrarti fino a che punto si è spinto l’Amore per te, perché anche tu possa seguirlo.
In conclusione don Renzo creava spontaneamente un contesto di crescita spirituale e familiare. La sua parrocchia era una sorte di chiesa domestica, che poteva ricordare la Chiesa delle origini: conoscersi tutti per nome, dire il rosario prima della S. Messa o recitare i Vespri dopo. Abbiamo visto il suo sguardo esprimere la gioia di essere al servizio della sua comunità, così come, negli ultimi tempi, l’abbiamo visto soffrire per non poter adempiere completamente, come lui avrebbe voluto, ai suoi impegni pastorali. Ci mancherà tanto. Grazie di cuore, caro don Renzo».
Le esequie sono state celebrate nel caldissimo mercoledì 12 agosto, alle ore 10, nella chiesa parrocchiale di Nievole affollata di partecipanti.
Il Vescovo Augusto Mascagna ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Con lui hanno concelebrato il vicario generale monsignor Alberto Tampellini, il parroco dell’Unità Pastorale di Montecatini Terme don Gianluca Diolaiuti e numerosi sacerdoti. Nell’omelia, tra l’altro, il Vescovo ha detto: «Quante volte e per quante occasioni don Renzo ha preparato in questa chiesa la mensa e le liturgie da poter celebrare. Oggi il Signore preparerà per tutto il popolo un banchetto di grasse e vivande. C’è un tempo in cui siamo noi a preparare, soprattutto noi sacerdoti siamo a preparare il popolo che ci è stato affidato all’incontro con il Signore. Ci sarà un tempo in cui il Signore stesso preparerà per tutto il popolo un banchetto di grasse e vivande. Il Signore ce lo ha detto: “Beati quei servi che il Signore troverà svegli al suo ritorno”. Don Renzo è rimasto sveglio. Ha vigilato in questo luogo e ha aspettato il Signore che ritornava. Ed ora lo voglio immaginare in cui Dio stesso lo fa sedere, perchè don Renzo è stato un servo buono, fedele e che ha atteso il Signore con la sua comunità. E dopo averlo atteso, il Signore lo farà sedere a tavola. E il Signore passerà a servirlo. Si ribalta la storia. Colui che abbiamo servito, lodato, adorato in questa vita, è Lui che ci fa sedere, è Lui che fa sedere don Renzo ed è Lui che passa a servirlo, perchè siamo stati servi buoni e fedeli».
Alle parole del presule pesciatino sono seguite quelle del vicario generale monsignor Alberto Tampellini che ha illustrato la peculiarità sacerdotali di don Renzo.
Suor Renza, sorella del sacerdote scomparso, è intervenuta al termine per il suo ricordo anche familiare. La religiosa ha rivolto un ringraziamento a tutti i presenti, ricordando quanto suo fratello fosse felice di stare in compagnia degli altri sacerdoti e del vescovo durate i ritiri e le riunioni del clero diocesano. Inoltre la religiosa ha detto di aver preferito di non trasferire la salma di don Renzo nel cimitero di Pontassieve, suo paese originario, ma di seppellirla in quello di Montecatini Alto perchè potesse rimanere vicino alla sua comunità parrocchiale.
Carlo Pellegrini
