
Visita all’Ospedale Ss. Cosma e Damiano di Pescia
DISCORSO DEL VESCOVO AUGUSTO MASCAGNA AI DEGENTI E AL PERSONALE SANITARIO
Ospedale Ss. Cosma e Damiano, Pescia
28 giugno 2026
La presa di possesso di una Diocesi mi piace pensarla come l’entrata nella casa di una famiglia. Prima di tutto bisogna entrare nelle grazie della mamma, perché si sa che il capofamiglia come si diceva una volta è il padre ma l’andamento di una casa è dettato dalle parole e dalla cura di una madre… In questi giorni in una parrocchia, un signore, papà di famiglia, mi ha detto che io sono il capo ma lei, mia moglie, è il collo e la testa si muove secondo il movimento del collo! Quindi il primo incontro è stato a Monsummano alla Madonna della Fontenova, ci siamo guardati in faccia con la padrona di casa, MARIA, abbiamo pregato e in sono affidato alla protezione di Maria…poi abbiamo benedetto i bambini della Parrocchia e, poi, lei ci ha offerto un bicchiere d’acqua proprio come quando si entra dentro una famiglia. Maria, come diceva il poeta, è come una fontana dispensatrice di grazie celesti e così la nostra Madonna di Fontenova. Poi, dopo aver onorato la padrona di casa, di solito la simpatia e l’attenzione è rivolta verso i piccoli; ed allora eccoci qua, i piccoli di questa famiglia, che è la chiesa di Pescia, sono i malati che troviamo qui all’ospedale e gli anziani che incontreremo nella RSA della fondazione Don Bosco. Ai piccoli si pone sempre un’attenzione particolare, perché sono quelli privilegiati; si sa che la vita di una famiglia ruota attorno ai figli, ai piccoli, a coloro che hanno più bisogno di affetto e per entrare nella storia di una famiglia bisogna ripartire da loro. I piccoli di oggi sono i malati che incontriamo qui, che vengono accolti, serviti, curati e sostenuti in questo momento. Voglio entrare in punta di piedi, anche se vestito in questa maniera, sembro un elefante in una cristalleria. Cercherò di avvicinarli e di conquistare la loro simpatia con il sorriso, chinandomi sui loro letti, cercando di dargli la mano e di offrirgli una battuta. L’unica maniera con il quale cerchiamo di entrare nelle grazie dei piccoli è mettersi alla loro altezza, mettersi al loro livello e allora abbassare il nostro orgoglio, la nostra presunzione di sanità, e mettersi, soltanto per un attimo, alla loro altezza, per poterli guardare negli occhi e non lasciarsi guardare dall’alto in basso. Un saluto speciale al personale medico che in questo luogo svolge la sua professionalità. In questi giorni mi è capitato, per altre questioni, di frequentare un ospedale e ho scoperto quanta cura, quanta pazienza, quanta professionalità. Si arriva in questo luogo impauriti, spaesati, timorosi e dall’altra parte si trova accoglienza, non in maniera molto romantica e sdolcinata, ma in maniera molto decisa, ferma e soprattutto rassicurante. E riflettevo: si cura non con le carezze ma con azioni decise e convinte di mani esperte che indicano la strada della guarigione. Signore ti chiediamo di benedire queste mani esperte, questi cuori importanti che hanno scelto di fare un lavoro preziosissimo: prendersi cura di corpi, accarezzando le anime, mostrando simpatia ai cuori e dando ragioni di vita 1 alle menti. Benedici questo luogo di vita, perché da malati e da curatori siamo continuamente sostenuti dalla sua Grazia e dalla sua Benedizione.
