
Nella solenne celebrazione della Messa del Crisma, presieduta dal vescovo Fausto Tardelli, la Chiesa di Pescia ha vissuto uno dei momenti più intensi e significativi dell’anno liturgico. Durante la liturgia sono stati consacrati gli oli santi — il Crisma, l’olio degli infermi e quello dei catecumeni — segni sacramentali della grazia di Dio che accompagna i fedeli nei momenti fondamentali del loro cammino di fede. La celebrazione è stata anche occasione per il rinnovo delle promesse sacerdotali da parte di tutto il clero, in comunione con il proprio vescovo, segno visibile di unità e comunione. Presente alla celebrazione anche il vescovo emerito Roberto Filippini.
Nel corso dell’omelia, il vescovo Tardelli ha sottolineato come questa celebrazione manifesti «visibilmente e magnificamente la Chiesa particolare», riunita attorno al proprio pastore: presbiteri, diaconi, religiosi e laici, tutti uniti dallo Spirito Santo in un solo corpo, quello di Cristo. Un’assemblea che rende lode a Dio Padre per il dono del Figlio e si lascia guidare dallo Spirito nella missione di testimoniare il Regno di Dio nel mondo.
Al centro della riflessione, i due pilastri fondamentali della vita ecclesiale: Vangelo e Sacramenti. «Annuncio di Cristo morto e risorto e la santificazione degli uomini e delle donne del mondo– ha ricordato il vescovo – sono i compiti essenziali della Chiesa», dimensioni inseparabili che esprimono l’amore salvifico di Dio e orientano il cammino dei fedeli. Tornare costantemente a questi fondamenti è necessario per non smarrire l’identità della Chiesa e non ridurla a una semplice realtà umanitaria.
«Mentre dunque ricordiamo questi due pilastri fondamentali della chiesa e delle nostre comunità cristiane, godiamo nel sentirci parte l’uno dell’altro, membra vive di una chiesa che è dono che viene dall’altro, segno di unità per tutto il genere umano. Nella bellezza dei riti di questa sera, gustiamo la gioia di essere popolo di Dio in cammino lungo le strade della storia, tra le prove che ci vengono dal mondo e le consolazioni di Dio», ha sottolineato il vescovo Tardelli.
Forte anche il richiamo alla comunione fraterna, da vivere concretamente nel rispetto reciproco, nella capacità di perdono e nella collaborazione tra ministeri e carismi. Solo una Chiesa unita, capace di superare divisioni e incomprensioni, può essere segno credibile di pace in un mondo segnato da conflitti e divisioni.
«In questo cammino ed esperienza di unità molteplice e variegata che possiamo riversare il seme della pace in un mondo com’è il nostro, sconvolto dall’odio e dalle guerre».
Il vescovo ha poi rivolto parole specifiche alle diverse componenti della comunità.
Ai presbiteri, l’invito a vivere il ministero con dedizione, evitando sia la chiusura sia la mondanità, e riscoprendo in particolare il valore del sacramento della riconciliazione:
«Amate i vostri fratelli e sorelle, preoccupatevi per loro, soccorrete i malati, sostenete chi sperimenta povertà e debolezza, avvicinate tutti a Cristo, insegnando che tutti possono andare a Lui che dà ristoro alle anime nostre, perché il suo giogo è dolce e il suo carico leggero. Abbiate infine molto a cuore le nuove generazioni perché scoprano che Dio ha per loro un progetto bellissimo».
Ai diaconi, a essere autentici testimoni del servizio, portando nella Chiesa l’esperienza della vita quotidiana:
«E siate veramente di aiuto ai presbiteri portando con voi l’esperienza della vita nel mondo, della vita familiare come di quella lavorativa, potete essere di grande aiuto ai presbiteri perché la loro azione sia più aderente ai bisogni e problemi degli uomini e donne di oggi».
Ai laici, a vivere con responsabilità il proprio battesimo, senza sentirsi “di serie B”, testimoniando il Vangelo nella famiglia, nel lavoro e nella società:
«Siate luce del mondo e sale della terra col vostro amore, dentro le realtà del mondo, nella famiglia, nella società, nel lavoro, nell’economia come nella politica e nello svago o nel divertimento. Siate coerenti, pensando ai molti fratelli e sorelle che nel mondo pagano un prezzo alto per la loro fede. Non vergognatevi mai del Vangelo».
Ai religiosi e religiose, a continuare a essere segno della radicalità evangelica e della dimensione universale della Chiesa:
«Portate con voi la ricchezza e la specificità di mondi e culture diverse e ci fate respirare la cattolicità della chiesa, la sua dimensione universale».
«Siamo un solo corpo e un’anima sola», ha ribadito il vescovo, invitando tutti a riconoscersi parte viva della comunità e a camminare insieme, sostenuti dalle prove ma anche dalle consolazioni di Dio. La celebrazione si è conclusa con un invito forte e significativo: fare della vita quotidiana una “Messa crismale continuata”, in cui ogni fedele, nella propria vocazione, contribuisca a costruire una Chiesa viva, unita e missionaria.
Al termine della celebrazione sono stati inoltre ricordati gli anniversari di ordinazione sacerdotale e diaconale.
In particolare sono stati ricordati i sacerdoti: Don Matteo Nincheri, primo anniversario; Don Martin Anorua, 25° anniversario; Don Deodatus Masasi, 25° anniversario; P. Thomas Binoy, 25° anniversario; Don Paolo Mannelli, 50° anniversario; Don Luciano Piccina, 60° anniversario; P. Vittorio Maggi, 70° anniversario; Don Sergio Anzuini, 70° anniversario.
Mentre i diaconi sono: Lic
io Ghera, 10° anniversario; Massimo Lenzi, 10° anniversario.


















