Omelia – Veglia Pasquale nella Notte Santa, 4 aprile 2026

Veglia Pasquale nella Notte Santa
OMELIA DEL VESCOVO FAUSTO TARDELLI
Cattedrale di Santa Maria Assunta, Pescia
Sabato Santo, 04 aprile 2026

Il Signore Gesù è risorto. E’ risorto da morte, dopo essere stato crocifisso e deposto in un sepolcro. Questa è la proclamazione gioiosa che facciamo a Pasqua; questo ciò che ricordiamo e ciò per cui facciamo festa e per questo nelle chiese in tutto il mondo risuona il canto glorioso dell’Alleluja.

Osserviamo però il mondo. Questo nostro mondo, la nostra società. Vediamo tanta distruzione e morte. Vediamo odio e rancori che creano muri spessi e pesanti e ferite che non si rimarginano mai. Vediamo ingiustizie, discriminazioni, tradimenti, crimini orrendi, un potere politico che in tante parti del mondo si fa oppressione calpestando ogni diritto. Vediamo e sentiamo cose che ci angosciano, ci mettono paura, non ci fanno dormire sonni tranquilli. E poi abbiamo ogni giorno un mare di problemi che ci inguaiano perché non sappiamo come risolvere, pensiamo soltanto ai problemi legati alla salute, a quelli generati dall’immigrazione, a quelli dovuti alla crisi economica…

Insomma, che cosa ha cambiato la risurrezione di Cristo? La domanda sorge spontanea. Come ha inciso dentro la storia? il mondo di oggi non è certamente diverso da quello che vide la morte e la resurrezione di Cristo.

E allora? Per rispondere a questa inquietante domanda che può davvero mandare in crisi le nostre credenze religiose, occorre riandare proprio a quei giorni di duemila anni fa, quando Gesù risorse. Ce ne parlano i vangeli, abbiamo la testimonianza degli apostoli: sono loro che ci narrano gli eventi e ci trasmettono quanto è accaduto.

Se ascoltiamo con attenzione e prendiamo in considerazione con attenzione quanto essi dicono e scrivono, la risurrezione di Gesù non fu un fatto pubblico, eclatante, una manifestazione cioè incontrovertibile ed evidente agli occhi del mondo. Forse potremmo cadere in inganno se pensassimo alla risurrezione di Gesù come al lieto fine di una favola o di una storia, una specie di “e vissero tutti felici e contenti” o a un gran finale, quando nei film western “arrivano i nostri” che risolvono in vittoria la battaglia. Noi siamo abituati, all’Happy End”. Ce lo aspettiamo. Più la storia è difficile, contorta e dolorosa, più la vicenda narrata presenta ingiustizie e discriminazioni, più il lieto fine che rovesci la situazione è atteso e auspicato. Ci pare logico che, alla fine tutto venga sistemato, i cattivi puniti e i buoni premiati e liberati dal peso della sofferenza patita.

Ma la resurrezione non fu affatto così e non lo è. Essa avviene ma all’apparenza non cambia niente. Tutto sembra restare come prima. Consideriamo infatti con attenzione il racconto che ce ne fanno gli evangelisti. Quando Gesù risorge, nessuno è presente, non lo vede nessuno; avviene senza testimoni. Sembra addirittura plausibile che il corpo sia stato trafugato, una diceria che si diffuse ampiamente tra la gente di quei luoghi. Il Risorto si fa vedere, si, ma solo ai suoi, ai discepoli e anche quando questo accade, Egli non è immediatamente riconoscibile. A Gerusalemme, dove è stato crocifisso e poi è risorto non si presenta mai in pubblico e i suoi, li vuole incontrare lontano dalla città, in Galilea, a nord, sulle rive del lago di Tiberiade. Gesù risorto non appare in pubblico, non si fa vedere da coloro che lo hanno condannato, non si mostra a Pilato e ai soldati romani.

Egli è risorto ma la sua risurrezione è un enigma, un mistero da sciogliere, qualcosa che passa di parola in parola ma che può sembrare – diremmo noi oggi – una fake news. Il risorto, vincitore sulla morte, non rimette a posto il disordine del mondo, non si rifà dei torti subiti, non fa della sua risurrezione un segno di vittoria da sbandierare di fronte a quelli che gli hanno voluto male, lo hanno condannato, lo hanno ucciso o davanti a coloro che non lo hanno riconosciuto. Non porta la sua resurrezione come la prova irrefutabile che aveva ragione lui. Il mondo, come dicevo, dopo la risurrezione di Cristo, rimase tale e quale a prima: l’imperatore romano rimase al suo posto a dominare il mondo con le sue legioni, i sacerdoti e i capi del popolo continuarono a tessere le loro trame per cercare di difendere se stessi, i briganti e gli assassini continuarono ad agire e la storia continuò così come l’abbiamo studiata sui libri, fino a questi nostri giorni segnati terribilmente da ingiustizie, violenze di ogni genere, da peccati di ogni tipo e da guerre fratricida.

Il senso vero della risurrezione di Cristo e i suoi effetti dobbiamo cercarli dunque altrove, rispetto a quanto penseremmo umanamente, troppo umanamente.

Determinanti sono, a mio parere, alcune parole di Gesù riportate dagli evangelisti e alcune riflessioni di San Paolo che dice: e di San Pietro: “Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.” (Rm 6,3-11) O di San Pietro che afferma “Essi – i giudei – lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”. E Gesù che nel vangelo di Giovanni dice: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”. “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25). “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27) e ancora: “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).

Tutto questo ci fa dunque capire una cosa: la risurrezione del Signore Gesù è qualcosa che si rivolge alla singola persona e la coinvolge dal suo interno. La Risurrezione è sicuramente un fatto, un avvenimento, ma, per come l’ha vissuta Cristo, essa ha le caratteristiche di una proposta e di una promessa. Di una proposta che si rivolge a ciascuno in prima persona e che si rinnova di generazione in generazione fino alla fine dei tempi. Una proposta che quindi chiede di essere accolta, esplicitamente, ed è precisamente dall’interno di ciascuna persona che essa produce i suoi effetti. La Resurrezione del Signore Gesù fa sorgere degli uomini e donne nuove, “risorti con Cristo a vita nuova” e “i risorti” vivranno con la grazia di Cristo, lontani dal peccato, lontani dal male, operando il bene e vivendo ogni giorno della vita come un dono sincero e autentico d’amore. I martiri della fede, coloro che hanno versato e versano il sangue per Cristo, così come i santi che hanno incarnato il vangelo nella loro vita in ogni epoca della storia: costoro sono i segni viventi della risurrezione di Cristo e la dimostrazione dell’efficacia della Risurrezione di Cristo che si può riconoscere soltanto nella loro vita piena di amore. Al tempo stesso, la risurrezione del Signore è una promessa: che la morte non avrà l’ultima parola su di noi, che la morte, anche quella fisica sarà definitivamente sconfitta, se però sconfiggeremo prima e in questa vita terrena la morte del peccato, della mancanza di amore. Come ci ha detto il Signore, i risorti con lui a vita nuova non avranno vita facile nel mondo, esattamente come è stato per lui. Ecco perché all’apparenza sembra che nel mondo non sia cambiato niente a seguito della risurrezione di Cristo. Ma non è così: il mondo invece ha cominciato a cambiare con la testimonianza di una moltitudine immensa di uomini e donne che lungo i secoli hanno dato la vita per Cristo e per i fratelli, hanno cercato la giustizia e la pace, hanno cercato di vivere secondo le esigenze del Regno di Dio pur in mezzo alle atrocità del mondo o nella banalità dei giorni qualunque, come il seme che caduto in terra sembra morire ma invece è lì per dare frutto abbondante e sostanzioso.

Vogliamo dunque fratelli e sorelle accogliere con gioia piena il dono della Pasqua? Sforziamo allora di cercare le cose di lassù, di vivere da risorti, guidati dall’amore di Dio e dall’amore verso i fratelli, seminando speranza in questo mondo che vuole spengerla definitivamente ogni giorno che passa. Non ci meravigliamo del mondo così come va. Ne soffriamo e desideriamo con tutto noi stessi che le cose cambino, ma non cediamo alla tentazione della sfiducia, operiamo invece, ognuno di noi, fin dove può arrivare, in tutto il suo raggio di azione, con la luce radiosa della risurrezione nel cuore.

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